Arte e fotografia: arrivano quelli della BAM

Nino Migliori co i ragazzi della "Bottega"

In tempi come questi ci vuole una buona dose di coraggio una ad una solida e creative preparazione professionale per avventurarsi in un viaggio tra fotografia, arte e cultura. Lo stesso coraggio che hanno mostrato il fotografo Antonio Manta, uno dei più grandi stampatori italiani, ed i suoi allievi che hanno recentemente inaugurato a Montevarchi la BAM, acronimo che sta per Bottega Antonio Manta. Uno spazio creativo dove si lavora nel campo della comunicazione e dell’immagine ma non solo. La “bottega” è anche uno spazio aperto a chi ha voglia di fare cultura attraverso l’immagine. Per iniziare è stata allestita una mostra di Nino Migliori dal titolo “Strappi & Balocchi”. Migliori nella recente rassegna “Fotografia Europea 011”di Reggio Emilia è stato definito “una delle voci più autorevoli della cultura d’immagine europea”.
Per capire quale sia l’idea di fondo che si nasconde dietro a questo progetto abbiamo parlato con Antonio Manta che, pur dotato di sensibilità particolare nel campo della fotografia, afferma: “le mie foto non le uso per lavoro, bensì per aiutare persone che hanno avuto minor fortuna di me… Non mi considero un fotografo perché non mi faccio pagare per le foto.”
In effetti se andiamo a scoprire i reportage di Antonio ci accorgiamo che hanno una forte propensione verso le problematiche sociali: “Uganda contro”, “Saharawi – Prigionieri nel deserto”,
“Enfants Du Togo”, solo per citarne alcuni.
Allora uno con le prospettive così ampie come può pensare di trovare terreno fertile in una realtà di provincia come Montevarchi?
“Il lavoro non manca -replica Antonio- perché agiamo in una nicchia di mercato. Tuttavia il nostro sogno è quello di far crescere nuove sensibilità culturali e quindi esula dalla pura sfera commerciale.”
Qual’è l’approccio al mondo della fotografia da parte dei componenti della “bottega”?
“Nel nostro settore c’è troppa chiusura. Noi puntiamo su due concetti semplici: collaborazione ed innovazione. Non ci dobbiamo fossilizzare sui personalismi; dal confronto con gli altri nascono nuove idee, nuovi stimoli di crescita personale e professionale. Da noi trovate fotografi che si consociano e non si fanno la guerra l’un l’altro… Certo -aggiunge- all’inizio era un sogno, ma oggi il sogno si è avverato grazie a quelle persone che credono in me.”
Perché vi definite una “bottega”?
“Ho scelto questo nome pensando allo spirito rinascimentale del termine quando le botteghe erano luoghi di apprendimento di un arte… di crescita culturale.”
Una “bottega” particolare dove c’è anche uno spazio espositivo…
“Una sala mostre dove non vendiamo le opere e dove non vogliamo l’affitto. Un luogo aperto dove facciamo cultura attraverso l’immagine”.
Chi sono i componenti della BAM?
“Otto ragazzi eccezionali.”
otto ragazzi ed un centinaio di persone, i fedelissimi, che seguono l’evoluzione di questo ambizioso progetto, certo innovativo, ma con antiche radici dove c’è spazio per l’arte, la cultura e la solidarietà.

 

 

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