Segni pagani

Pieve di Gropina, particolare del pulpito

Premesso che il fascino arcaico delle pievi romaniche del Valdarno superiore ed anche del Casentino può risultare certe volte più intrigante di altre strutture sacre edificate in epoche più recenti vogliamo qui offrire qualche spunto di “lettura” diverso per apprezzare questi antichi manufatti. Stiamo aprlando dei segni “pagani” rintracciabili nelle antiche pievi romaniche. Non è questa la sede per stilare un censimento vero e proprio della simbologia delle pievi. L’intento invece è quello di sollevare alcune riflessioni che ci permettano poi analizzare con curiosità ed attenzione questi luoghi di culto che, in qualche caso, risalgono a prima dell’anno Mille.
Parlando con uomini di chiesa tutta la simbologia delle pievi ha una spiegazione nell’ambito dell’ortodossia cattolica. Ci sia permesso però di osservare che certi simboli usati dai primi cristiani presentano curiose affinità con la simbologia pagana.
Iniziamo con un saggio contenuto nel volume realizzato dal Centro Valdarnese Ricerche Scientifiche una decina di anni fa in occasione del convegno “Trebbiano e Vermiglio, storia del vino e della viticoltura in Valdarno”.
Perché, è la domanda di partenza, nelle pievi romaniche dell’alto medioevo venivano di sovente raffigurati tralci di vite e grappoli d’uva? Motivazioni estetiche? Possibile ma poco probabile. Il rapporto “spirituale” tra l’uomo e la vite è molto più antico e precede l’affermazione del cristianesimo.
In molte civiltà del passato la vite era considerata una pianta sacra. Fuflus, Dioniso o Bacco, comuqnue siano stati chiamati nei secoli dalle diverse civiltà, sono legati da un filo, o meglio da un “tralcio” comune: la vite. Fufluns, il dio etrusco del vino, era raffigurato con il kantharos ed i tralci ed era spesso accompagnato da cortei di menadi e satiri… I riti dionisiaci si diffusero anche nella Grecia Classica e nell’antica Roma. Tali culti, proibiti dalle autorità nel 186 a.C. per motivi di ordine pubblico, secondo lo scrittore latino Tito Livio sarebbero arrivati a Roma ed in altre parti d’Italia dall’Etruria. Il culto della vite, pianta che simboleggia la morte alle soglie dell’inverno e la rinascita in primavera, era piuttosto diffusa nelle campagne etrusche popolate in prevalenza da agricoltori che collegavano le loro divinità ai cicli della natura e delle stagioni.

Pieve di Gropina, particolare di un capitello

Nei primi secoli l cristianesimo, soprattuto nelle campagne, si diffuse il modo non omogeneo, convivendo in certi casi con radicate credenze pagane.
Forse è per questi motivi che nelle pievi più antiche troviamo “simboli” che si rifanno al vecchio paganesimo. Quello dei tralci, dell’uva e della vite è un esempio. Ma, come sottolinea Guido Tigler nel libro “Figline e il Valdarno guida storico-artistica” riferendosi al pulpito conservato nella pieve di Gropina: “Nella cassa dell’ambone si notino a sinistra una sirena bicaudata, simbolo della lussuria e del pericolo di essere sedotti dalle prediche eretiche (Ulisse si tappo’ le orecchie per non udire il canto delle sirene); e un uomo cui due serpenti mordono le orecchie, di uguale significato: anche dal pulpito possono venire insegnamenti dubbi, per cui si invitano alla prudenza i fedeli…”
Come non vedere anche nella sirena bicaudata un parallelismo con alcune figure simboliche dei popoli antichi?

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