Sparate ai montevarchini!

Castel San Giovanni

Non preoccupatevi! Il recente derby di calcio non c’entra niente. La storia è molto più antica e pur nell’emergenza del flagello della peste di manzoniana memoria forse la vicenda non è immune da certe rivalità campanilistiche che sembrano essere state una costante nella storia delle due città.

Castel San Giovanni, A.D. 7 ottobre 1607
“…è permesso dallo statuto di questo Castel San Giovanni che ogni famiglia possa tenere un porco per ingrassare nel Castello et questo anno ce ne sono una quantità grandissima. Et perché ci pare che ne facino cattivo sito o puzzo et che la qualità de’ tempi non vada molto secondo la stagione scoprendosi qui all’intorno assai ammalati più del solito, preghiamo le Signorie Vostre Illustrissime sien servite di far comandare dal signor Vicario di qui che infra quattro giorni sieno sgombrati di questo Castello tutti i porci stanziali… ”
Questa lettera, inviata al Magistrato di Sanità di Firenze, ci fornisce solo parzialmente quello che doveva essere il quadro igienico della città agli inizi del XVII secolo.
Nella vicina terra di Montevarchi le cose non andavano meglio. Da un’informativa inviata al Magistrato di sanità nell’agosto del 1606 si apprende che “infra porci, troje et porcelli… ve ne sono meglio che 150 che vanno tutto dì a spasso per la terra quali non solo infettano la terra col puzzo ma fanno anche di continuo grandissimi danni…” Dalla relazione si apprende anche che nel borgo giravano liberamente una grande quantità di oche e “castroni”. Animali che di notte vivevano in promiscuità nelle case dei rispettivi proprietari.
In Toscana il sistema di controllo sanitario era uno dei più avanzati e fin dal 1527 a Firenze era stata istituita la “Magistratura di Sanità” con il compito di far fronte alle emergenze durante le fasi acute delle epidemie che, ciclicamente, flagellavano le città ed il contado e di mettere in atto misure di prevenzione per evitare il ripetersi di eventi luttuosi e disastrosi per la popolazione.
In questo contesto i porci che giravano liberamente per le strade all’interno delle mura cittadine rappresentavano soltanto uno dei molteplici fattori che mettevano a rischio la salute pubblica. Mancando i servizi igienici nelle case i rifiuti di ogni tipo venivano gettati dalle finestre direttamente in strada, con effetti facili da immaginare.
Nel 1622 il Vicario di Castel San Giovanni scriveva: “ci sono quattro o cinque chiassi dove tutte le case buttano le sporcizie della casa e non sono fognati et apportano a questo castello gran fetore.”
E’ questo l’anno di una grande epidemia di tifo che fece vittime in moltissime città toscane.
A Figline Valdarno, nel periodo dell’epidemia di tifo del 1621-1622, esercitava in qualità di medico condotto il dottor Antonio Durazzini che, in una relazione alla sanità fiorentina, dopo aver descritto sintomi, decorso e terapie adottate per combattere la malattia annotava: “Più ne muore di quelli che  hanno il modo a medicarsi e governarsi che de’ poveri”…
Dopo una decina d’anni arrivò la grande peste… L’epidemia scoppiò prima a  Terranuova, dove in poco tempo sterminò la metà degli abitanti, dopo, nel mese di febbraio dell’anno successivo la mortale pestilenza entrò nel borgo di Montevarchi. Qui l’epidemia assunse toni apocalittici: a maggio il mercato fu trasferito a Levane e gli ormai dismessi magazzini dell’Abbondanza furono adibiti a lazzaretto. La terra murata fu isolata e fu proibito a tutti di entrare ed uscire dalla città…
Mentre in Valdarno infuriava la peste a Castel San Giovanni si faceva di tutto per cercare di evitare che il contagio penetrasse anche in questa terra. Gli abitanti di San Giovanni, rispolverando forse una rivalità mai sopita, minacciarono di sparare a quelli di Montevarchi se questi ultimi si fossero avvicinati alle mura della città.
Un secolo dopo la magistratura fiorentina proseguiva l’opera per migliorare le condizioni igieniche delle città toscane, ma senza grandi risultati a giudicare da una dura ammonizione che nel 1764 gli ufficiali di sanità fecero recapitare al podestà di Montevarchi che non aveva provveduto a far “togliere le immondizie dalla terra, non essendo i Castelli e luoghi murati destinati per tenere i maiali e gli ammassi di conci e lordure.”

Per approfondire: Storie e leggende nella valle dell’Arno – Settore8 Editoria

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3 Comments

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  • che lettura piacevole!

    johannes gasto 9 anni ago Reply


  • Raccontata così, la storia, sarebbe piaciuta anche a me :-)

    Laura 9 anni ago Reply


    • La storia definita “minore” certe volte può essere più divertente di quella ufficiale che ci insegnano a scuola.

      Fulvio 9 anni ago Reply


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