Vallombrosa: week-end tra arte e natura

Veduta di Vallombrosa

Era un Venerdì santo di oltre novecento anni fa quando un nobile fiorentino davanti all’omicida di un parente non seppe far prevalere le ragioni dell’odio e concesse, cosa piuttosto inusuale in un’epoca turbolente come quella medievale, il perdono. Inizia così la storia di Giovanni Gualberto, fondatore della Comunità di Monaci Benedettini della Congregazione di Vallombrosa., successivamente santificato e proclamato Patrono dei selvicultori e dei forestali.
La prima chiesa edificata in mezzo a quelle pendici boscose risale alla metà dell’XI secolo, mentre quella attuale è frutto di interventi seicenteschi. L’edificio di culto, in stile barocco, ha una sola navata, coperture con volte a crociera, tre cappelle ed una sacrestia. Tra tutte le opere d’arte ivi conservate ricorderemo gli affreschi della cupola realizzati nel 1780 dal Fabbrini e raffiguranti La Gloria di Maria con patriarchi, re, profeti ed alcune donne celebri dell’Antico Testamento. Curiose le quattro lunette ai lati della cupola dove sono raffigurate quattro allegorie: la Carità con i pargoletti, la Religione con il calice, la Speranza con l’ancora e la Fede col velo. Dalla chiesa si può accedere alla Cappella dei Dieci Beati, oratorio costruito sopra il sepolcreto degli antichi monaci e dedicato ai primi dieci beati della congregazione di San Giovanni Gualberto. All’interno della settecentesca Cappella dedicata al fondatore dell’Abbazia di Vallombrosa è invece possibile vedere un quadro, posto sopra l’altare, del lucchese Franchi e raffigurante “San Giovanni Gualberto che prega sotto il faggio”. Un tabernacolo in marmo sull’altare conserva un cinquecentesco reliquiario d’argento cesellato contenente la reliquia del “braccio di San Giovanni Gualberto”. Bello il Coro ligneo del XVI secolo dove i monaci celebrano l’Opus Dei secondo la Regola benedettina.
Una parte del monastero, su richiesta, può essere visitato con l’accompagnamento di un monaco. In questa parte del complesso si trova anche la grande cucina del monastero, con l’antico camino a cupola sorretta da pilastri massicci, dichiarata monumento di importanza nazionale.
In un promontorio sovrastante l’Abbazia possiamo vedere il Paradisino, un complesso edilizio oggi utilizzato dal Corpo Forestale dello Stato ma anticamente destinato a Romitorio. Da qui l’occhio si perde, tra il verde dei boschi, fino al fondovalle e, quando le condizioni atmosferiche lo permettono, il panorama offre molti spunti di meditazione. Per chi preferisce poi una bella camminata nel verde è consigliabile seguire i numerosi percorsi nella foresta che portano alle antiche cappelle dei monaci vallombrosani.

La Foresta di Vallombrosa

Nei boschi di Vallombrosa

Questa superficie boscosa, di circa settecento ettari, è documentata fin dal 1039, anno in cui a Vallombrosa si insediarono i monaci che dettero poi vita all’omonima congregazione. Per otto secoli la foresta è stata proprietà dei monaci benedettini. Passata al demanio statale nel 1866, l’area boscata è gestita adesso dal Corpo Forestale dello Stato.
La specie arborea predominante è senza dubbio l’abete bianco. Questa conifera era già presente nei primi anni del Trecento e la sua piantumazione era praticata dai monaci prima e dai forestali del Regno d’Italia in tempi più recenti. Gli originari boschi di latifoglie occupano ormai zone marginali di questa pendice montuosa. La presenza dell’abete bianco in questi luoghi è documentata da un atto del 1389, conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, con il quale i monaci vallombrosani vendevano, per 300 fiorini d’oro, a due legnaioli di Firenze “cento pedali di castagni… e…cento pedali d’abete”.
Non molto distante dall’abbazia benedettina esistono oggi gli arboreti sperimentali, unici nel loro genere in Italia, con alberi che provengono da tutto il mondo. D’altro canto è bene non dimenticare che la prima scuola forestale italiana è nata, nel 1869, proprio a Vallombrosa. Dal 1977 la foresta è classificata come “riserva naturale biogenetica”.
Dietro al complesso abbaziale, il Corpo Forestale dello Stato ha allestito il “Centro Visitatori”, una interessante struttura dove si possono trovare notizie storico-scientifiche ed interessanti documentazioni sulla flora e sulla fauna del posto.

Tratto dal volume “Valdarno. Itinerari tra arte e natura” di F. Bernacchioni, L. Bonechi, C. Ermini

About This Author

Post A Reply