Il ponte della Gioconda e le dighe di Levane e La Penna

Il ponte raffigurato nella Gioconda

Il ponte romanico di Ponte Buriano risale al XIII secolo

Sull’onda emotiva dei disastri causati dal maltempo in varie parti d’Italia, sorvolando su una dissennata politica di gestione del territorio, tornano alla ribalta idee a dir poco fantasiose per contrastare il pericolo delle alluvioni. Per il Valdarno è stato tirato fuori, da qualche polveroso cassetto dell’Autorità di Bacino, il progetto,vecchio di una ventina di anni, di innalzare le dighe di Levane e La Penna. Ipotesi che porterebbe alla scomparsa del ponte romanico di Ponte Buriano, dell’abitato circostante  e del possibile allagamento della piana di Laterina.
L’antico ed affascinante ponte romanico, che secondo gli studiosi sarebbe quello ritratto alla spalle di Monna Lisa, il capolavoro di Leonardo da Vinci conservato nel museo del Louvre a Parigi, potrebbe quindi sparire sommerso dalle acque? Forse no! Dopo una prima sparata, dove si dichiarava di voler innalzare le dighe Enel di Levane e La Penna, il segretario dell’Autorità di Bacino dell’Arno ha fatto una parziale marcia indietro dichiarando che l’intervento di innalzamento dovrebbe essere limitato alla diga di Levane. Un intervento che prevederebbe un innalzamento della barriera artificiale dell’invaso di quattro metri e mezzo, aumentando così la capacità della diga che potrebbe trattenere 10 milioni di metri cubi di acqua.
Per evitare di mandare sott’acqua le attività produttive della piana di Laterina verrebbe innalzato un argine per fronteggiare eventuali piene dell’Arno. Lasciamo ad altri l’onore di valutare il danno che questo comporterebbe alla comunità laterinese per concentrare l’attenzione sugli aspetti storico-antropologici di salvaguardia del territorio e su non secondari aspetti di natura ambientale.
E’ del tutto evidente che, ammesso che il ponte romanico di Ponte Buriano sia indenne dal progetto, il territorio di Laterina che si affaccia sulle sponde dell’Arno subirebbe ripercussioni sia dal punto di vista ambientale che da quello storico. I ruderi di Ponte Romito, l’antica viabilità romana, lo sperduto oratorio nei pressi del ponte sarebbero a rischio e con questi anche i siti archeologici ancora non del tutto studiati.
L’innalzamento della diga di Levane potrebbe influenzare, con molta probabilità, anche il microclima della zona, con conseguenze tutte da valutare, con altre alterazioni di carattere ambientale.
Su tutto però grava una domanda di fondo alla quale qualcuno dovrebbe dare una risposta. Perché si pensa ad innalzare le dighe e non a rimuovere i fanghi che si sono accumulati sul fondo nel corso degli anni? Non stiamo parlando di pochi granelli di sabbia, bensì di sei milioni di metri cubi di fanghi; il dato è riferito a studi compiuti nel 2007, si veda a questo proposito: http://www.arezzoweb.it/notizie/speciale.asp?idnotizia=6686
Materiali che hanno ridotto di due terzi la capacità di contenimento degli invasi e che potrebbero essere utilizzati anche in edilizia.
Oltre a questo c’è un altro grande interrogativo al quale in molti sono interessati a non rispondere: perché non si utilizzano le pianure in prossimità dei fiumi per la creazione di casse di espansione in grado di sostenere le ondate di piena anziché costruirci outlet ed altre varie amenità?

 

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  • Perchè togliere il fango e utilizzare le pianure per creare casse di espansione, non fa mangiare tanta gente quanta ne fa mangiare la costruzione di un outlet o la ri-cementificazione per l’innalzamento di una diga……e poi quando mai in Italia si fa manutenzione? meglio sempre ributtare del buon cemento sopra ai danni fatti!

    Laura 9 anni ago Reply


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