Quei semi d’uva di 2000 anni fa

 

I semi di uva recuperati nel sito etrusco-romano di Cetamura del Chianti

 

Il villaggio etrusco-romano di Cetamura in Chianti, situato nei boschi di Badia a Coltibuono e scoperto dal ricercatore sangiovannese Alvaro Tracchi nel 1964, continua a riservare grosse sorprese.

Scavi condotti grazie alla disponibilità della famiglia Stucchi-Prinetti, proprietaria della vasta tenuta adagiata nell’alto Chianti in posizione dominante sulla valle dell’Arno.

Il recente ritrovamento di semi d’uva all’interno di un pozzo a 30 metri di profondità potrebbe portare a nuove scoperte che riguardano la viticultura e la storia del paesaggio nell’area del Chianti, secondo  Nancy de Grummond, della Florida State University, direttrice  degli scavi archeologici condotti sotto  la supervisione degli ispettori Silvia Goggioli e Giovanni Roncaglia della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana in Firenze.

La campagna di scavo del giugno scorso ha portato al recupero di decine di semi di uva, assieme a numerosi esempi di vita vegetale e animale di 2000 anni fa.

La direttrice degli scavi, Nancy de Grummond, ha sottolineato il ruolo svolto dall’impresa italiana Ichnos – Archeologia, Ambiente e Sperimentazione, i cui componenti hanno creduto nel progetto e lo hanno portato a successo nonostante le perigliose condizioni di lavoro a ben 30 metri di profondità. “Francesco Cini presidente di Ichnos –afferma ora la De Grummond- mi disse due anni fa che uno degli obiettivi più importanti nello scavo di questo pozzo era di trovare prove dell’uva cresciuta in Chianti nell’antichità ed ora questa nostra speranza è diventata una realtà”.

L’acqua presente nel pozzo ha favorito l’eccellente conservazione di ogni sorta di materiale organico permettendo quindi ogni tipo di analisi, fatto  non usuale in scavi e siti di superficie. “In realtà, dei semi di uva erano già stati scoperti a Cetamura –spiega la de Grummond, riferendosi a esempi di semi bruciati trovati in sacre offerte etrusche- ma erano carbonizzati e non avevano permesso indagini circa le varietà di uva. Grazie a tutti questi nuovi esemplari ci sono reali possibilità che gli scienziati possano identificare il DNA e raccontarci molto circa la viticultura e il consumo di uva nel periodo Romano”. I campioni sono stati affidati al laboratorio di Gaetano Di Pasquale dell’Università Federico II di Napoli, dove Mauro Buonincontri, dottorando e membro del gruppo di lavoro di Ichnos, condurrà analisi appropriate.

I semi sono stati trovati in associazione ad artefatti Romani di evidente datazione nella prima metà del I secolo d.C. assieme a frammenti di stoviglie in ceramica e ad un’abbondanza di ossa di animali che vanno da maiali, mucche, ovini, caprini, polli (compresi speroni di gallo) e altri uccelli non ancora identificati; tutti i reperti ora sono sotto lo studio della dottoressa Ornella Fonzo di Cagliari. Sono stati rinvenuti anche resti di orzo, olive, noci e numerosi esemplari di legni. Particolarmente interessanti sono i frammenti di una brocca in ceramica che sembrano essere rivestiti di resina, il che suggerirebbe che i Romani di Cetamura potessero bere una specie di ‘retzina’, fatto non inusuale nell’antichità quando i contenitori utilizzati per spedire il vino spesso erano sigillati con tale materiale.

Molto del materiale è raccolto e identificato grazie ad uno strumento creato da Cini e collaboratori, i quali prima setacciano il terreno diluito in acqua in un vaso di fluttuazione e poi viene passato attraverso una serie di setacci in sequenza.   Jordan Samuel laureato alla Florida State Univerity supervisiona le forze degli studenti laureandi i quali laboriosamente estraggono i minuscoli semi e gli altri resti organici, e allo stesso tempo elaborano un’enorme quantità di detriti dal pozzo, come frammenti di mattoni, mattonelle, grandi vasi da conservazione come anfore e dolii.

Molte delle attività Romane di Cetamura sono note. Il ricercatore Alvaro Tracchi aveva identificato ceramiche romane già all’epoca del ritrovamento del sito. Cheryl Sowder dell’Università di Jacksonville, Florida, che supervisiona i reperti al momento dell’uscita dal pozzo, ricorda bene degli scavi nell’adiacente villa Romana, realizzati nel corso degli anni ‘80. La villa conteneva bagni con un sistema di riscaldamento sotterraneo (hypocaust) e molti dei frammenti trovati oggi nel pozzo sopra al livello dei semi, appartengono a vari tipi di mattoni, mattonelle e condutture in ceramica, probabilmente gettati dopo lo smantellamento dei bagni nel tardo periodo. Randall Nishiyama di Boulder, Colorado, collabora nel trattamento e supervisione di centinaia di chili di materiale ceramico, molto del quale sarebbe stato creato proprio a Cetamura.

Sowder ha notato che i materiali del periodo romano del sito sono riferibili a molti aspetti di vita quotidiana e potrebbero essere rilevanti per la comprensione di pratiche di banchetto in epoca romana, in un sito rurale di collina.

Migliaia di artefatti sono stati inventariati da Lora Holland dell’University of North Carolina- Asheville, direttrice del Laboratorio di Cetamura a Coltibuono, e sono in attesa di restauro e analisi. La Florida State University collabora strettamente anche con il dipartimento di conservazione dello Studio Art Center International (SACI) a Firenze, e molti reperti sono affidati alle cure dell’esperta di conservazione Nora Marosi, che opera a contatto con il Centro di Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

Florida State University, in collaborazione con University of North Carolina-Asheville e New York University in Firenze, ed altri ancora, ha studiato  le attività dell’intero arco cronologico che va dagli etruschi del periodo dal secolo VII al II a.C., fino  ai romani dai tempi di Augusto, circa al  secolo II d.C .

Sul sito vi sono anche resti di un villaggio medioevale fortificato, contemporaneo alla fondazione della abbazia di Coltibuono nell’alto Medio Evo.  Charles Ewell , professore alla NYU-Florence, e Laurel Taylor di UNC-Asheville, supervisionano gli scavi della zona etrusca degli artigiani, dove sono stati portati alla luce forni per ceramica datati al secolo III a.C.

Ewell e Taylor hanno anche identificato un’area di lavoro del ferro che potrebbe essere stata in uso sia con gli etruschi che con i romani. Adiacente alla zona degli artigiani esiste un santuario etrusco del II secolo a.C. fornito di altari, artefatti votivi, offerte in stoviglie e cibarie, spesso bruciate e fatte a pezzi. Un ritrovamento rimarcabile è stato quello, nel 2008, di una scodella di ceci cotti affiancati da un bicchiere di vino, evidentemente considerati un pasto appropriato per gli Dei. Il santuario conservava anche abbondanti resti carbonizzati di grano, mele, uva e olive del periodo etrusco.

I nuovi ritrovamenti del periodo romano saranno utilizzati dal professor Di Pasquale e da Mauro Buonincontri, assieme al materiale dai livelli medioevali del pozzo, per ricostruire il paesaggio del Chianti da una prospettiva storica. I semi di uva saranno un aspetto particolarmente importante e rivelatore fra tutte le scoperte.

Deborah Montagnani, vicesindaco di Gaiole in Chianti, è il contatto con gli studiosi per lo sviluppo di programmi culturali ed educativi del sito di Cetamura.

About This Author

3 Comments

You can post comments in this post.


  • Grazie della bella notizia, non vedo l’ ora di poter partecipare alla visita, anche se dovranno passare diversi mesi. Per me Cetamura a sempre avuto una magia particolare, ma purtroppo conosco pochissimo della sua storia.
    Grazie anche per le indicazioni riguardo ai libri.

    DANIELE 7 anni ago Reply


  • Buon giorno, e grazie delle informazioni riguardo a Cetamura.
    Gradirei sapere se vengono organizzate visite guidate al sito archeologico, ci sono stato varie volte, la prima, tanti anni fà, proprio con una figlia di Alvaro Tracchi, però mi piacerebbe saperne molto di più.
    Grazie.

    DANIELE 7 anni ago Reply


    • Buongiorno Daniele, abbiamo contattato la direttrice degli scavi la quale ci ha gentilmente informato che sarà possibile effettuare visite in occasione della prossima campagna di scavi prevista nei mesi di maggio-giugno-luglio di 2013.
      Per informazioni dettagliate, nella prossima primavera, può fare riferimento all’agriturismo di Badia a Coltibuono, tel. 057774481 e-mail badia@coltibuono.com.
      Se poi fosse interessato a leggere qualcosa sulla storia di Cetamura segnalo questi due volumi della prof.sa Nancy de Grummond:
      – Cetamura Antica, tradizioni del Chianti. (ed. Florida State University) Catalogo della mostra svoltasi nel 2000 a Gaiole in Chianti
      – Il Santuario degli artigiani etruschi a Cetamura del Chianti: l’eredità di Alvaro Tracchi (Ed. Edifir Firenze 2009)

      Fulvio 7 anni ago Reply


Post A Reply