Fulvio Bernacchioni' Post

Se le acque del torrente potessero parlare

torrente di Mercatale

Il colore lo si può vedere, l'odore... solo immaginare

 

Torrente Mercatale

A valle dell'abitato

L'arrivo degli scarichi nel torrente

L'arrivo degli scarichi nel torrente

Occupati com’erano a commentare l’età e soprattutto le curve di Ruby Rubacuori gli italiani non si sono accorti delle molte disposizioni uscite dalla segrete stanze romane, una volta massima espressione della democrazia, e passate silenziosamente sopra le loro teste. Forse è per questo innato menefreghismo che la casta sguazza nell’oro e gli italiani sempre più nella m…elma. Non ci credete? Armatevi di robusti ed


Dal gioco d’azzardo al… gioco patologico e legalizzato

“La libertà dei Giuochi, che abbiamo veduta, con sommo nostro rincrescimento, estendersi oltre i confini di un’onesto trattenimento nei pubblici luoghi… con troppo fomento all’ozio, e alla dissipazione, con la perdita delle sostanze, e non di rado con la rovina delle innocenti famiglie, ha eccitato le Nostre premure, onde preservare dal corrompimento… la pubblica morale…”

Correva l’anno 1803 quando i banditori diffusero nelle piazze del Valdarno un editto di Maria Luisa, regina reggente d’Etruria, con il quale, viste le premesse, si proibivano giochi “con uso di carte e dadi in qualunque luogo pubblico“.

Un estremo tentativo di mettere un freno alle attività che inducevano all’ozio, alla dissipazione ed alla rovina di intere famiglie. Un tentativo di contrastare un fenomeno, quello


Cassero per la scultura. Un catalogo per Michelangelo Monti

Museo del Cassero - Montevarchi
M. Monti: Risveglio della Primavera

Dopo la morte di Michelangelo Monti, avvenuta nel 1946, la grande raccolta di opere in gesso dell’artista conobbe un lungo periodo di oblio e rischio di sparire per sempre. In effetti nel corso degli anni molte opere andarono perdute e solo grazie agli sforzi ed alla sensibilità della moglie Eligia prima e della nipote Maria Celeste dopo parte della gipsoteca dell’artista torinese, ma nativo di Milano, è giunta fino ai giorni nostri. Le opere sopravvissute e l’archivio dell’artista furono cedute in deposito al comune di Montevarchi da Maria Celeste Monti nel 1998, con l’impegno di cederle gratuitamente ed in via definitiva all’amministrazione comunale


Leonardo e le valli dell’Arno

Le prove sono numerose ma qualcuno, ciclicamente, continua a mettere in dubbio che Leonardo da Vinci si sia ispirato ai paesaggi della valle dell’Arno quando ha dipinto gli sfondi di alcune sue opere divenute oggi di fama internazionale.

Sarà quindi interessante ascoltare la conferenza di Sara Taglialagamba, storica dell’arte, collaboratrice del professor Carlo Pedretti e studiosa del Genio del Rinascimento. A detta degli animatori dell’Associazione per la Valdambra, sodalizio che ha organizzato l’evento in collaborazione con il comune di Bucine, la dottoressa Taglialagamba porterà “una suggestiva prova della presenza del Genio nel nostro territorio”.

D’altro canto la relatrice della conferenza, che si svolgerà domenica 29 gennaio presso il teatro di Bucine a partire delle 17, vanta anni di studi attorno


Alla scoperta di Giorgio Vasari

Arezzo: Santo è Bello

Arezzo. Palazzo diocesano. Dalla mostra "Vasari Santo è bello"

A chi ancora non l’avesse vista raccomando la mostra ” Vasari Santo è bello” nel palazzo diocesano di Arezzo. Giusto davanti al duomo. Un’ occasione unica per conoscere una produzione meno nota, o meno considerata, di Giorgio Vasari: gli stendardi processionali, opere che lui non disdegnò mai di dipingere, neppure quando era ormai ricco e famoso. E poiché gli stendardi sono talora tele dipinte su due lati e più volte due tele, su supporti diversi, accoppiate, è un’occasione unica anche per vedere riuniti quelli ormai destinati a due sedi distinte. Chi invece la mostra l’avesse già visitata sappia che è arrivato un nuovo dipinto:


Il ponte della Gioconda e le dighe di Levane e La Penna

Il ponte raffigurato nella Gioconda

Il ponte romanico di Ponte Buriano risale al XIII secolo

Sull’onda emotiva dei disastri causati dal maltempo in varie parti d’Italia, sorvolando su una dissennata politica di gestione del territorio, tornano alla ribalta idee a dir poco fantasiose per contrastare il pericolo delle alluvioni. Per il Valdarno è stato tirato fuori, da qualche polveroso cassetto dell’Autorità di Bacino, il progetto,vecchio di una ventina di anni, di innalzare le dighe di Levane e La Penna. Ipotesi che porterebbe alla scomparsa del ponte romanico di Ponte Buriano, dell’abitato circostante  e del possibile allagamento della piana di Laterina.
L’antico ed affascinante ponte romanico, che secondo gli studiosi sarebbe quello ritratto alla spalle di Monna


La prima ZTL? Risale al 1500

Antico tracciato delle mura del borgo di Montevarchi

Spesso avversate nel nome del transito veicolare sempre ed ovunque le zone a traffico limitato, altrimenti note come ZTL, sono uno dei principali temi di discussione, quando si parla di mobilità, del terzo millennio. Tuttavia l’istituzione delle limitazioni al passaggio di mezzi ed animali all’interno dei borghi murati ha origini molto antiche. A Montevarchi, ad esempio, i divieti di transito a certe categorie di utenti sono rintracciabili negli antichi statuti della comunità. In poche parole la prima ZTL, con buona pace di chi non vede di buon occhio le zone a traffico limitato, risale al 1500.
Già nel XIII secolo la piazza di Montevarchi era nota come luogo


Segni pagani

Pieve di Gropina, particolare del pulpito

Premesso che il fascino arcaico delle pievi romaniche del Valdarno superiore ed anche del Casentino può risultare certe volte più intrigante di altre strutture sacre edificate in epoche più recenti vogliamo qui offrire qualche spunto di “lettura” diverso per apprezzare questi antichi manufatti. Stiamo aprlando dei segni “pagani” rintracciabili nelle antiche pievi romaniche. Non è questa la sede per stilare un censimento vero e proprio della simbologia delle pievi. L’intento invece è quello di sollevare alcune riflessioni che ci permettano poi analizzare con curiosità ed attenzione questi luoghi di culto che, in qualche caso, risalgono a prima dell’anno Mille.
Parlando con uomini di chiesa tutta la simbologia delle pievi ha


Sparate ai montevarchini!

Castel San Giovanni

Non preoccupatevi! Il recente derby di calcio non c’entra niente. La storia è molto più antica e pur nell’emergenza del flagello della peste di manzoniana memoria forse la vicenda non è immune da certe rivalità campanilistiche che sembrano essere state una costante nella storia delle due città.

Castel San Giovanni, A.D. 7 ottobre 1607
“…è permesso dallo statuto di questo Castel San Giovanni che ogni famiglia possa tenere un porco per ingrassare nel Castello et questo anno ce ne sono una quantità grandissima. Et perché ci pare che ne facino cattivo sito o puzzo et che la qualità de’ tempi non vada molto secondo la stagione scoprendosi qui all’intorno assai ammalati più del solito, preghiamo le Signorie


Vallombrosa: week-end tra arte e natura

Veduta di Vallombrosa

Era un Venerdì santo di oltre novecento anni fa quando un nobile fiorentino davanti all’omicida di un parente non seppe far prevalere le ragioni dell’odio e concesse, cosa piuttosto inusuale in un’epoca turbolente come quella medievale, il perdono. Inizia così la storia di Giovanni Gualberto, fondatore della Comunità di Monaci Benedettini della Congregazione di Vallombrosa., successivamente santificato e proclamato Patrono dei selvicultori e dei forestali.
La prima chiesa edificata in mezzo a quelle pendici boscose risale alla metà dell’XI secolo, mentre quella attuale è frutto di interventi seicenteschi. L’edificio di culto, in stile barocco, ha una sola navata, coperture con volte a crociera, tre cappelle ed una